La loro Expo è stata una caccia al tesoro. Don Davide e alcuni animatori, qualche giorno prima, avevano visitato Expo per fare un sopralluogo, alla ricerca di qualche idea. Ne è uscito un grande gioco.

Si riposano, seduti per terra a gruppetti, dopo un’intera giornata a correre avanti e indietro per Expo. Riempiono tutto lo spazio del Decumano davanti all’Edicola Caritas, con le loro magliette e i cappellini colorati. Molti dei più piccoli hanno anche dei disegni sul viso: un bruco su una guancia, il profilo stilizzato di una farfalla sull’altra.

 

Sono duecento ragazzini, da quelli che hanno concluso la prima elementare ai più grandi, reduci dall’esame di terza media, provenienti dalle parrocchie di Cerro Maggiore e Cantalupo, guidati dagli animatori e dal giovane e inarrestabile don Davide Mobiglia.

 

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La loro Expo è stata una vera e propria caccia al tesoro. Don Davide e alcuni animatori, qualche giorno prima, avevano visitato Expo per fare un sopralluogo, alla ricerca di qualche idea per far vivere al meglio la visita ai bambini. E ne è uscito un grande gioco.

 

«Abbiamo diviso i ragazzi in squadre da dieci, abbiamo consegnato all’animatore di riferimento una lista di padiglioni da visitare: quelli “obbligatori”, come la Caritas, la Santa Sede, Casa don Bosco dei Salesiani, il Children Park, anche la Svizzera, e alcuni altri consigliati, ad esempio il Marocco e Palazzo Italia. Li abbiamo scelti in base a come hanno sviluppato il tema al loro interno».

 

Il percorso proposto aveva l’obiettivo di far riflettere sul tema della condivisione, del cibo e delle risorse: la lista dei padiglioni è stata stilata secondo questo criterio.

 

E poi via, lista e passaporto alla mano, i gruppi si sono sparpagliati nel sito espositivo.

 

«In ciascun padiglione visitato i ragazzi avevano il compito di scegliere e poi raccontare la cosa che li aveva colpiti di più. Perché quello che ti colpisce è il messaggio che poi ti resta. Come prova della visita, il visto del padiglione sul nostro passaporto».

 

Expo propone la sua versione ufficiale di passaporto, nel proprio negozio di merchandising, e ogni stato in Expo si è attrezzato con un timbro per “vistarlo” ai visitatori. Ma per molti il passaporto ha un prezzo proibitivo, e così non sono pochi quelli che arrivano con una versione homemade.

 

Infine, prima di riprendere il treno, un momento di riposo davanti alla Caritas. Dove i più piccoli sono stati aiutati a capire il messaggio anche dall’attività di “truccabimbi”: sono entrati nell’Edicola come dei bruchi e ne sono usciti farfalle, «trasformati grazie alla crescita che si fa quando si scopre di poter condividere», dice Sergio Malacrida, responsabile dell’Edicola.